Ci sono partite che, mentre le vivi, capisci già che peseranno più del punteggio.
La sfida del decimo turno di Serie A1 Femminile tra Cassano Magnago e Jomi Salerno è una di quelle.
Il 28-26 che illumina il tabellone del PalaTacca non è solo una vittoria: è un passaggio di crescita, un momento che dice molto della strada che questa squadra sta costruendo giorno dopo giorno, partita dopo partita.
L’atmosfera del palazzetto non è caotica, non è assordante, ma è esattamente quella giusta: attenta, presente, vicina. Ogni pallone pesa, ogni stop difensivo viene respirato insieme alla squadra. E quando davanti hai le campionesse d’Italia, arrivate a Cassano con tutta la loro esperienza e il loro prestigio, capisci subito che per vincere serve qualcosa in più: convinzione, pulizia nei dettagli, coraggio nei momenti in cui la gara si sporca.
Il match parte in equilibrio, un continuo rincorrersi fino al 5-5. Poi il Cassano inizia a far vedere la sua anima. Eleonora Colloredo colpisce con la solita freddezza, Sofia Ghilardi orchestra e punge, e la difesa amaranto sale di energia, di collaborazione, di intensità.
Nasce così il primo vero strappo: 9-6, poi 13-7, un vantaggio che racconta tanto della maturità con cui la squadra affronta i momenti chiave. Salerno ha il merito di rientrare sul 13-11, ma l’impressione è chiara: il Cassano ha la partita in mano, la sente, la controlla.
La ripresa però cambia il colore della sfida. Salerno forza il ritmo con il 7 vs 6, trova soluzioni diverse e sorpassa sul 14-15, firmando il momento più delicato della serata. È qui che si vede chi sei davvero.
La squadra non si disunisce, non si innervosisce, non accelera senza motivo. Si rimette in asse, risistema la difesa, gioca possesso dopo possesso. E torna pienamente dentro il match.
Si arriva così al cuore pulsante della gara: 24-24, sei minuti alla sirena.
La pressione è quella che ti toglie il fiato, ma è anche quella che tira fuori ciò che di migliore la squadra ha costruito fin qui.
La firma arriva da Bianca Barbosu, che trova il 26-24 con due conclusioni piene di personalità.
La differenza la fanno anche i pali: Nila Bertolino si oppone con letture perfette e Adele Piovani para il rigore che avrebbe riportato Salerno a contatto. È un momento che si sente fisicamente, quasi come un boato trattenuto che il palazzetto vive con la squadra.
Poi arriva il gol di Sara Zanellini per il 28-25, una di quelle reti che scaldano e rassicurano allo stesso tempo.
E quando la sirena mette il punto sulla partita, il 28-26 finale diventa la fotografia esatta di ciò che questa serata è stata:
una prova intensa, consapevole, costruita con cuore e lucidità nei momenti che contano.
Le cifre aiutano a leggere la profondità del successo: 28 gol su 48 conclusioni, distribuzione equilibrata, energia diffusa.
Colloredo chiude con 9 reti, leader offensiva naturale; Ghilardi, con 8, si conferma una delle certezze più solide dell’intero campionato.
Salerno resta una squadra ricca di talento, ma paga i 21 possessi persi e una minore chiarezza nei minuti finali.
Il Cassano, invece, capitalizza, regge, si afferma.

© Alessio Lucchetti
E così le amaranto salgono a 16 punti, agganciando le campionesse d’Italia e consolidando il proprio posto nella parte che conta della classifica.
Ma oltre ai numeri resta un’altra sensazione, più intima e più vera: questa squadra sta crescendo, sta trovando il suo modo di stare in campo, sta diventando consapevole della propria forza.
E il PalaTacca, ancora una volta, diventa il luogo dove questa identità prende forma.























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