Certe vittorie valgono una stagione. Altre entrano direttamente nella storia. Al Pala Santoru di Sassari, la Proger Cassano Magnago scrive la pagina più importante del proprio percorso sportivo, superando la Raimond Sassari per 27-22 e conquistando il primo Scudetto maschile della sua storia.

Dopo il successo ottenuto al Pala Tacca in Gara 1, gli amaranto completano l’opera in Sardegna con una prestazione di grande maturità, confermando quanto mostrato durante tutta la stagione. Una squadra solida, equilibrata e capace di affrontare ogni momento della partita con lucidità, anche davanti a un’avversaria costruita per vincere e sostenuta da un palazzetto gremito in ogni ordine di posto.

Per la pallamano cassanese si tratta di un traguardo atteso per decenni. Il titolo italiano torna infatti a Cassano Magnago a trent’anni dall’ultimo tricolore conquistato dal settore femminile nel 1996. Una data che apparteneva alla memoria storica del club e che oggi trova una nuova continuità grazie al gruppo guidato da Matteo Bellotti.

L’avvio della finale segue un copione già visto in Gara 1. La Proger entra in campo con personalità, imponendo subito il proprio ritmo. Le reti di Giorgio Adamo e Marco Fantinato permettono agli amaranto di costruire il primo allungo sul 10-5, mettendo immediatamente pressione ai padroni di casa.

Sassari prova a reagire trascinata dall’energia del pubblico e dalle iniziative di Furtado e Jarlstam, ma il Cassano mantiene il controllo grazie a una fase difensiva compatta e a una straordinaria prestazione tra i pali di Mate Volarevic.

Il portiere amaranto si conferma uno dei grandi protagonisti della serie. Dopo l’eccellente prova del Pala Tacca, anche in Sardegna risponde presente nei momenti più delicati, spegnendo sul nascere diversi tentativi di rimonta della Raimond e trasmettendo sicurezza a tutto il reparto difensivo.

All’intervallo il punteggio di 13-10 premia una squadra capace di gestire il vantaggio senza mai perdere equilibrio. A mettere la firma sull’ultimo gol del primo tempo è Jack Savini, protagonista di una serata speciale.

Per il centrale azzurro, infatti, quella di Sassari rappresenta l’ultima partita con la maglia del Cassano Magnago prima dell’esperienza in Germania. E come spesso accade ai giocatori di spessore, sceglie il momento più importante per lasciare il segno. Le sue 7 reti lo rendono il miglior marcatore amaranto della finale e uno dei riferimenti costanti dell’attacco lombardo.

La ripresa vive diversi tentativi di rientro da parte della Raimond. I sardi riescono più volte a riportarsi sul -2, provando a riaprire il confronto e ad accendere il pubblico del Pala Santoru. È qui che emerge tutta la maturità acquisita dal Cassano durante una stagione straordinaria.

Ogni volta che Sassari prova a riavvicinarsi, arriva una risposta amaranto. Una parata di Volarevic, una giocata di Savini, una conclusione di Erik Östling o una soluzione costruita con pazienza nell’attacco posizionale.

Il momento decisivo arriva negli ultimi dieci minuti. Un parziale di 3-0, culminato con il 24-18, indirizza definitivamente la gara. Sassari non riesce più a trovare la forza per rientrare e il Cassano gestisce con autorevolezza il finale.

Le statistiche raccontano una squadra capace di mandare a referto numerosi protagonisti. Oltre alle 7 reti di Savini, arrivano i contributi di Moretti (5), Dapiran (3), Östling (3), Adamo (3) e Fantinato (2). Numeri che fotografano una delle caratteristiche principali del gruppo di Bellotti: la capacità di distribuire responsabilità e soluzioni offensive.

Quando la sirena finale sancisce il 27-22, il resto appartiene alla storia.

Dopo una regular season chiusa al primo posto, dopo playoff affrontati con autorevolezza e dopo una finale giocata con personalità contro una delle squadre più attrezzate del campionato, il Cassano Magnago può finalmente festeggiare il primo Scudetto maschile della propria storia.

Un traguardo costruito giorno dopo giorno, allenamento dopo allenamento, attraverso lavoro, identità e spirito di squadra.

E per una notte, tutta Cassano Magnago può guardare quel tricolore e dire semplicemente: è nostro.

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