La Proger Cassano Magnago continua a riscrivere la propria stagione e, sul parquet della Junior Fasano, conquista la prima finale Scudetto della sua storia. Il successo per 37-28 in Gara 2 delle semifinali chiude la serie sul 2-0 e consegna agli amaranto un traguardo che mancava da decenni nella storia della pallamano cassanese.
In un ambiente tradizionalmente complicato come il palazzetto pugliese, la squadra di Matteo Bellotti offre una prova di grande maturità, controllando i momenti chiave del match e alzando progressivamente il livello nella seconda metà di gara.
L’avvio è intenso e ritmato. Fasano prova a sfruttare il fattore campo e resta pienamente in partita grazie a una manovra offensiva distribuita, capace di mandare a referto ben 11 giocatori differenti. I pugliesi trovano nel solito Codina Vivanco il riferimento offensivo principale, mentre il 10-10 al 15’ conferma l’equilibrio iniziale.
Il Cassano Magnago, però, dà subito la sensazione di avere maggiore profondità e più soluzioni nelle rotazioni. Il ritorno di Mate Volarevic, recuperato dopo i problemi muscolari, rappresenta un’iniezione importante di esperienza ed equilibrio per il gruppo amaranto.
Con il passare dei minuti cresce la qualità offensiva della squadra lombarda. La circolazione di palla diventa più fluida, aumentano le collaborazioni tra prima e seconda linea e soprattutto cresce l’efficacia nelle transizioni. Il gol del 15-11 firmato da Gianluca Dapiran al 18’ segna il primo vero allungo della serata.
Fasano prova a restare agganciata, ma la squadra Amaranto mantiene il controllo senza perdere lucidità. All’intervallo il 20-17 premia gli ospiti, capaci di chiudere il primo tempo con percentuali offensive elevate e una gestione ordinata dei possessi.
- © Riccardo Dibiase
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La svolta definitiva arriva nella ripresa.
Dopo un avvio ancora equilibrato, la squadra di Bellotti alza drasticamente il livello della fase difensiva. Le uscite diventano più aggressive, le linee di passaggio vengono chiuse con continuità e la Junior inizia progressivamente a perdere fluidità offensiva.
Da lì nasce il parziale che cambia completamente il volto della partita. Tra il 30’ e il 45’, il Cassano Magnago costruisce un devastante 11-4, passando fino al 31-21 e spegnendo di fatto la semifinale.
È la fase in cui emerge tutta la profondità del roster amaranto. Marco Fantinato chiude da miglior realizzatore con 7 reti, seguito da Dapiran e Savini con 6 ciascuno. Importante anche il contributo di Federico Mazza (5) e di Erik Östling (4), in una partita che conferma ancora una volta la capacità del Cassano di distribuire responsabilità offensive senza dipendere da un solo terminale.

© Riccardo Dibiase
Alla fine, la differenza si vede soprattutto nella gestione dei ritmi. Fasano prova a tenere alto il numero dei possessi, ma nella seconda metà perde brillantezza, mentre il Cassano Magnago continua a trovare qualità sia nella prima fase sia nell’attacco posizionale.
Anche mentalmente, la squadra amaranto dimostra grande solidità. In una semifinale play-off giocata in trasferta, contro una società abituata a questo tipo di partite, il Cassano non si disunisce mai e mantiene continuità per sessanta minuti.
Il club amaranto raggiunge infatti la prima finale Scudetto della propria storia moderna. Il Cassano Magnago entra ufficialmente nell’ultimo atto del campionato italiano dopo una regular season dominata e una semifinale interpretata con autorevolezza.
Ora il percorso porterà gli amaranto ad affrontare la Raimond Sassari, con il vantaggio del fattore campo in due eventuali partite su tre.
Ma prima ancora della finale, resta la sensazione costruita in questi mesi: il Cassano Magnago non è arrivato fin qui per caso. Ha costruito il proprio cammino attraverso continuità, identità tecnica e capacità di adattarsi alle partite.
E la semifinale di Fasano lo ha confermato ancora una volta.






















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